Il primo bikini: l’incredibile storia di Micheline Bernardini

Il primo bikini risale al 1946. Il suo design fu considerato rivoluzionario, per l’epoca addirittura scandaloso. La sfida che accompagnò Louis Réard, il suo ideatore, fu quella di trovare una modella disposta ad indossarlo per presentarlo al mondo.

A quel tempo le donne indossavano costumi a due pezzi più modesti, pensati per mostrare solo una piccola porzione del ventre. Réard, ex ingegnere la cui famiglia possedeva un negozio di biancheria intima, vide che sulle spiagge del Mediterraneo le donne cercavano di esporre maggiormente l'addome al sole. Questo gli diede l'idea per il bikini, dal nome del piccolo atollo in cui gli Stati Uniti iniziarono a testare le bombe nucleari. Réard scelse questo nome perché si aspettava che “il costume più piccolo del mondo” - composto da soli 30 pollici di tessuto - creasse livelli di shock simili alle reazioni della bomba atomica.

"La gente desiderava i piaceri semplici del mare e del sole, perché le donne che indossavano un bikini simboleggiavano una rivoluzione. Non c'era davvero nulla di sessuale in questo, era invece una celebrazione della libertà e un ritorno alle gioie della vita".

Per avere successo l'invenzione di Réard dovette superare le resistenze sociali di quel periodo. Provò a presentare il bikini per la prima volta in un evento di moda presso la Piscine Molitor di Parigi, ma nessuna modella fu disposta ad indossarlo. Fu così che si rivolse alla ballerina Micheline Bernardini.

Il costume indossato da Micheline fu stampato con una particolare trama di giornale, con titoli ideati dal suo stesso creatore. Fu anche fotografata con una scatola di fiammiferi: Réard volle dimostrare che il bikini era così piccolo da poter stare al suo interno.

In paesi europei come l'Italia e la Spagna, le autorità imposero un iniziale divieto a indossare bikini sulle spiagge. Inoltre negli anni ’50 il bikini non era ritenuto accettabile per le donne americane "con classe ed eleganza”. Tutto cambiò a partire dagli anni '60 quando divenne parte integrante della cultura popolare. E fortunatamente lo è ancora oggi!

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